È uscita, qualche giorno fa, la sentenza che ha definito il primo grado del processo contro
Ciro Grillo, condannato per stupro di gruppo a 8 anni di reclusione.
Senza entrare nel merito del processo, cominciato nel 2022,
per violenza carnale contestata al figlio del fondatore del M5S e ai suoi amici ai danni di una ragazza conosciuta in
discoteca, violenza consumatasi nella villa della famiglia Grillo a Porto Cervo nel 2019, ci
si vuole concentrare sulle dinamiche tra parte civile e difesa ricorrenti in casi del genere.
La difesa dell’imputato accusato di un reato come quello di cui si parla, si appunta, per
forza di cose, sul tentativo di dimostrare il consenso della vittima, operazione del tutto
legittima in ottica processuale, ma il punto è come si cerca di ottenere la prova della
consensualità.
Le critiche mosse dalla parte civile, infatti, si attestano sull’accusa di colpevolizzazione
della persona offesa, con il corollario di provocare, come effetto primario, la
disincentivazione delle denunce.
Gli avvocati difensori cercano di enfatizzare ai propri fini circostanze che pure
troverebbero una spiegazione logica e plausibile del tutto diversa, come ad esempio
quando stigmatizzano il fatto che la denunzia sia intervenuta diversi giorni dopo l’evento
incriminato – nel caso che ci riguarda la violenza avveniva nella notte tra il 16 e il 17
luglio 2019 e la ragazza denunciava il 6 agosto 2019 – trascurando quanto sia difficile per
una donna rendere pubblica un’aggressione sessuale, per evidenti ragioni di pudore e per la
sofferenza del dover rivivere quei tragici momenti, che vorrebbe invece dimenticare e che
avranno spesso gravi strascichi di natura psicologica
(depressione, istinti suicidi,
autolesionismo).
Altro cliché è rappresentato dal tenore delle domande, che sovente, allo scopo di mettere in
cattiva luce la persona offesa, scendono in particolari talmente scabrosi da umiliare e far
sentire a disagio la vittima.
La domanda che ci si deve porre, quindi è: fino a che punto le esigenze di difesa,
sacrosante ineludibili, e lo stesso dovere di ricerca della verità possono spingersi senza
darsi pena della sensibilità da mostrare verso certi argomenti che coinvolgono così da
vicino l’intimità della persona?
6/10/2025
Avv. Luigi Fioretti
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