Differenze tra interdizione e amministrazione di sostegno
Con l’introduzione dell’istituto dell’Amministrazione di sostegno, questa è diventata la regola rispetto all’interdizione, che invece è diventata la misura residuale ed estrema, nel senso che, di norma, si deve chiedere l’amministrazione di sostegno, salvo fa ricorso all’interdizione se la prima misura non si riveli sufficiente alla miglior tutela del soggetto destinatario della misura stessa.
Una prima differenza, ma non decisiva, tra i due istituti è la gravità delle condizioni in cui versa il beneficiario, nel senso che all’interdizione si ricorre nei casi di totale incapacità di intendere e di volere, mentre si fa luogo all’amministrazione di sostegno nei casi in cui si versi in uno stato di incapacità non assoluta, ad esempio in una mera condizione di difficoltà e bisogno dovuta a fattori quali l’età avanzata, l’abuso di alcol, lo stadio terminale di una malattia, uno stato invalidità, l’ignoranza della lingua, lo stato di detenzione.
L’interdizione comporta la sostituzione del tutore all’incapace in ogni atto limitando totalmente la capacità d’agire dell’interdetto, mentre l’amministrazione di sostegno comporta l’assistenza (supporto, affiancamento e collaborazione) per il compimento di determinate e specificate operazioni, conservando il beneficiario la propria capacità d’agire e una sfera di autonomia per il compimento di altre azioni. Se la prima mira in modo preponderante alla tutela del patrimonio del soggetto, la seconda è finalizzata anche alla sua cura.
Il discrimine per appurare la necessità dell’una o dell’altra misura, secondo la giurisprudenza, sarebbe, oltre alla gravità e alla irreversibilità delle condizioni del destinatario, l’entità del suo patrimonio che, se particolarmente rilevante, farebbe propendere per l’applicazione dell’interdizione, che si rivela più congeniale a tutelare la gestione e la conservazione del patrimonio dell’incapace.
6/2/2026
Avv. Luigi Fioretti
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